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Avv. Andrea Ciocca

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About Avv. Andrea Ciocca

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  1. Allora, credo che al riguardo sia stata fatta un po' di confusione. Dando per scontato che l'impresa familiare per la quale lavori possa accedere ai benefici della mobilità previsti dalla L.223/91, occorre in via preliminare stabilire se tu, come lavoratore, abbia diritto o meno all'indennità di mobilità. Il presupposto pregiudiziale per l'accesso alla mobilità è la sussistenza di un pregresso rapporto di lavoro subordinato che ti leghi all'impresa. Nel tuo caso specifico, ti posso dire che non esistono preclusioni di massima tra accesso all'indennità e natura familiare dell'impresa, ma occorre stabilire, in concreto, con quali modalità viene prestata la tua opera all'interno dell'azienda. Al riguardo la legge richiede, quale presupposto irrinunciabile, che la prestazione lavorativa sia di tipo subordinato con contratto a tempo indeterminato. Premesso, quindi, il requisito fondamentale per l'accesso alla mobilità, veniamo alla possibilità di chiederne l'anticipazione. L'art. 7 della L. 223/91 prevede la possibilità di anticipazione nel caso in cui un lavoratore subordinato avente diritto alla mobilità decida di intraprendere un'attività in qualità di lavoratore autonomo. Tale richiesta può essere avanzata sia prima che dopo l'avvio dell'attività autonoma, e dovrà essere suffragata o tramite l'esibizione dei documenti che ne attestano la creazione o provando d'aver posto in essere tutte le attività preparatorie all'avvio dell'impresa. Quindi concludendo e rispondendo alla tua domanda: "Sì. l'anticipazione potrai richiederla tu stesso, ma a tre condizioni: 1) che l'impresa familiare sia ammessa ai benefici della mobilità; 2) che tu, quale lavoratore, abbia diritto a percepire l'indennità; 3) che tu abbia iniziato o voglia iniziare un'attività di lavoro autonomo." Spero di esserti stato utile.
  2. Come le accennavo, pur essendovi dei dubbi sul punto, in linea di massima la CIGS è incompatibile con altre attività economiche nella misura in cui queste ultime producono reddito. Se la società si mantiene inattiva non dovrebbe produrre reddito, ergo non dovrebbero esserci decurtazioni sulla CIGS. Per quanto riguarda la possibile erogazione di una indennità di mobilità vanno fatte due precisazioni: 1) il percepimento dell'indennità scaturisce dal licenziamento fatto dall'impresa a danno del lavoratore e non anche all'ipotesi di dimissioni di quest'ultimo; 2) per quanto riguarda la possibile compatibilità tra mobilità e lavoro autonomo con la sentenza n. 646 la Suprema Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità di mobilità spetta anche al lavoratore che pur essendo iscritto nelle liste di mobilità prosegua nell'esercizio di un'attività di lavoro autonomo, a condizione che tale attività fosse preesistente al licenziamento e alla successiva iscrizione alle liste. Lei dai suoi discorsi anche se mi parla di licenziamento sembra fare riferimento all'ipotesi in cui sia lei stesso a comunicare le sue dimissioni all'impresa. In questo caso non avrebbe diritto a percepire la mobilità.
  3. Allora cominciamo con il dire che la CIGS è una prestazione economica erogata dallo Stato per sopperire alla temporanea impossibilità di talune imprese di impiegare totalmente o parzialmente i propri dipendenti. La finalità ultima dovrebbe quindi essere quella di condurre ad un rinnovato impiego del lavoratore nell'organico dell'impresa, una volta superata la situazione di contingente difficoltà. Premesso il senso di questo trattamento, risulta, quindi, più agevole rispondere alla sua domanda. Se ho ben compreso quello che lei mi chiede fondamentalmente è stabilire se sia possibile cumulare il reddito derivante dall'esercizio di impresa con quello da CIGS. La risposta è sicuramente negativa, ma nel senso che vado a precisarle. In realtà il nostro ordinamento non prevede un automatico decadimento dal beneficio della CIGS non appena il lavoratore inizi a dedicarsi ad altra attività. Il suo svolgimento è possibile, ma comporta una precisa conseguenza, ovvero la decurtazione del nuovo reddito dall'importo erogato dallo Stato. In pratica, viene detratta dall'integrazione salariale ogni attività lavorativa di ripiego svolta nel frattempo dal lavoratore, il quale deve darne comunicazione alla sede provinciale dell'INPS. Le preciso, inoltre, che la mancata comunicazione di tale informazione fa venir meno il diritto al percepimento dell'integrazione. Analizzando più da vicino il suo problema e, quindi, riferendoci alla particolare natura del reddito conseguente all'adesione ad una s.a.s., la giurisprudenza è stata piuttosto chiara nel dichiarare i due redditi non cumulabili (proprio in riferimento alla qualità di accomandante si veda Cass. Pen. 12/05/1994 ed ancora Cass. 14/12/1987 n. 9244, in Orient. Giur. Lav., 1988, 749). Particolare è poi il caso del cassaintegrato che lavori per i propri familiari. Anche questa ipotesi è stata risolta negativamente dal disposto dall’art. 8, 4° comma, L. n. 160/1988 che dispone appunto l’incumulabilità con la semplice attività anche se non remunerata. In conclusione quindi la sua partecipazione in veste di accomandante le comporterebbe la perdita della CIGS in misura corrispondente al reddito che da detta attività riuscirebbe a trarre. Un saluto.
  4. Invadendo il campo di competenza dell'amica Commercialista , posso dirti che il regime dei contribuenti minimi è riservato alle imprese individuali ed ai singoli professionisti, quindi che a me risulti ne sono escluse le società, comunque per tua ulteriore informazione puoi andare al link che segue: http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/connec...ribuenti+minimi
  5. Diciamo che i punti cruciali che tu e il tuo amico dovreste affrontare, prima di da vita effettivamente alla vostra attività, sono essenzialmente due: la scelta della forma giuridica e la determinazione dei costi di avviamento dell'attività. Per quanto riguarda il primo aspetto dovreste decidere che tipo di assetto dare al vostro rapporto d'affari. Mi spiego meglio. Trattandosi di attività svolta in modo congiunto, la via più naturale per l'esercizio dell'attività che avete in mente sarebbe quello di una società di persone o di capitali. La scelta di una società di persone (essenzialmente s.a.s. e s.n.c.) generalmente comporta costi di avvio e di tenuta inferiori rispetto alle società di capitali, ma determina anche una responsabilità illimitata dei soci per le obbligazioni assunte nell'esercizio dell'attività. Questo significa che se tu ed il tuo amico decideste di dar vita ad una società di persone avreste sì il vantaggio, ad es., di non dover depositare un capitale predeterminato, ma nel contempo avreste lo svantaggio di rispondere dei debiti societari anche con il vostro patrimonio personale. Le società di capitali (nel vostro caso s.r.l.), invece, hanno un costo di avvio e tenuta superiore, ma nel regime delle obbligazioni societarie coinvolgono solo il patrimonio della società e mai quello dei singoli soci. Per quanto riguarda i costi, rimandando alla Commercialista la quantificazione dei costi di tenuta posso solo anticiparti che le società di persone non hanno bisogno del versamento di un capitale minimo a differenza delle s.r.l. che invece, già all'atto della costituzione prevedono il deposito di un capitale sociale non inferiore ai € 10.000. Un'ulteriore alternativa per voi potrebbe essere quella di aprire partita iva ciascuno per proprio conto come libero professionista, esercitando un'attività congiunta solo da punto di vista materiale e non anche formale. In tal caso i costi di avvio sarebbero ridotti al minimo, ma ciascuno trarrebbe benefici ed oneri solo dal proprio diretto operato. Venendo infine alla tua domanda circa la possibilità di un ricorso a forme di finanziamento agevolato od a fondo perduto, il panorama è piuttosto vasto ed eterogeneo. Cominciamo col dire che se sei una donna potresti tentare l'insidiosa via dei finanziamenti per l'imprenditoria femminile. Di seguito ti riporto i requisiti: Finanziamenti imprenditoria femminile: beneficiari Possono accedere alle agevolazioni le imprese individuali, cooperative, società di persone e società di capitali aventi i seguenti requisiti: 1) criteri di individuazione delle piccole imprese beneficiarie: - meno di 50 dipendenti; - fatturato inferiore a 7ML di Euro o stato patrimoniale inferiore a 5 ml di Euro; - non partecipate per il 25% o più da un'impresa di dimensioni superiori. 2) gestione prevalentemente femminile: - imprese individuali: il titolare deve essere donna; - società di persone e per le cooperative: occorre una maggioranza numerica di donne non inferiore al 60% dei soci; - società di capitali: le quote di partecipazione al capitale devono essere per almeno i 2/3 di proprietà di donne e gli organi di amministrazione devono essere costituiti per almeno 2/3 da donne. I suddetti requisiti devono sussistere al momento della presentazione della domanda ed essere mantenuti per un periodo di almeno cinque anni a decorrere dalla data di concessione dell'agevolazione, pena la revoca dell'agevolazione stessa. Si tratta di una buona possibilità ma il mio consiglio è quello di farti assistere da un professionista di fiducia perché non è sufficiente presentare una domanda, ma occorre redarre un vero e proprio business plan, dalla cui affidabilità e concretezza dipende l'erogazione del finanziamento. Considera che tali finanziamenti possono essere anche a fondo perduto. La seconda strada che potresti vagliare (soprattutto se non sei una donna) è quella dei finanziamenti comunitari. Anche quì l'iter è piuttosto complesso e lo stesso può dirsi della tipologia di aiuti che viene fornita. Mi rendo conto di essere stato un po' approssimativo, ma come penso ti renderai conto l'avvio di una nuova attività è una cosa piuttosto articolata e delicata e generalmente richiede un consulto de visu con un professionista. Spero comunque di esserti stato d'aiuto.
  6. Comprendo, ma rimane ferma la mia opinione, ovverosia se il presupposto è quello di dividere utili e/o perdite tra di voi in egual misura, la miglior via è la costituzione di una società anche e soprattutto per i profili di responsabilità cui le accennavo sopra. La costituzione di due ditte individuali, infatti, vincolerebbe i vostri patrimoni personali in modo illimitato. Non solo, agli occhi dei terzi il patrimonio da aggredire, in caso di debiti, sarà sempre e solo quello del soggetto con il quale è stato stipulato il contratto e questo a prescindere dagli accordi interni tra lei ed il suo amico. Per quanto attiene ai profili più squisitamente tributari/fiscali giro il suo quesito al commercialista. Un saluto.
  7. Dal mio punto di vista, la decisione che intende prendere non dovrebbe essere dettata tanto da motivazioni di tipo fiscale, ma da scelte di tipo imprenditoriale. Mi spiego meglio. La forma della ditta individuale farebbe ricadere su di lei ogni potere decisionale ed ogni onere conseguente all'esercizio dell'impresa. In altri termini, sarebbe lei a dover prendere ogni decisione (almeno formalmente) e sarebbe nuovamente lei a dover rispondere delle obbligazioni dell'impresa con tutto il suo patrimonio personale presente e futuro. Diverso è il caso di una società. In tale ipotesi il rischio d'impresa è sopportato dalla società (pur con i dovuti distinguo legati al tipo societario prescelto), mentre la politica imprenditoriale verrebbe definita concordemente dai soci amministratori. Pertanto, dal punto di vista prettamente legale, il mio consiglio, viste le modalità con le quali intendete svolgere l'attività, non può che essere quello di costituire una società, preferibilmente a responsabilità limitata, con quote divise equamente tra di voi. Se, invece, preferisce l'ipotesi della ditta individuale, potrebbe scegliere di far partecipare il suo amico ai guadagni mediante la c.d. "associazione in partecipazione" ex artt. 2549 e ss. c.c. Così facendo lei rimarrebbe comunque colui che, in prima persona, si impegna per le obbligazioni dinanzi ai terzi, però l'associato (il suo amico), attraverso l'apporto del suo lavoro, verrebbe reso partecipe della distribuzione degli utili. Sul piano dei costi, esulando in parte dalle mie competenze, posso dirle che senz'altro la ditta individuale non comporta costi particolari (ma, come detto sul piano delle obbligazioni vincola tutto il suo patrimonio personale), mentre la costituzione, ad esempio, di una s.r.l. la porterebbe a sostenere costi legati alla costituzione del capitale minimo di € 10.000, oltre all'intervento del notaio. Tuttavia, a prescindere dalla considerazione dei costi, se il presupposto è quello di condividere in modo paritario un'esperienza professionale, il mio consiglio è senz'altro quello di costituire una società a responsabilità limitata.
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